Il take profit (letteralmente «prendi il guadagno») è un ordine che dice alla borsa: «se il prezzo arriva a questo livello, chiudi la posizione». In un long il target sta sopra l'entry, in uno short sotto. È il fratello dello stop loss: lo stop decide quanto sei disposto a perdere, il take profit decide dove ti accontenti di uscire in guadagno.
Nel linguaggio di tutti i giorni lo chiamano anche target. Sono la stessa cosa.
Quando un'operazione va bene, la tentazione è dire «aspetto ancora un po'». A volte funziona, più spesso il prezzo torna indietro e il guadagno che era sul conto sparisce. Il contrario succede quando va male: si esce troppo presto, spaventati, e poi il prezzo riparte.
Decidere il target a mente fredda, prima di entrare, toglie le emozioni dalla scelta. Non cambia l'esito, ma ti dà una regola da confrontare con quello che succede, e ti permette di valutare l'operazione prima di farla.
Non c'è una formula unica. Si usano di solito tre criteri, meglio se insieme:
La distanza fra entry e stop è quello che rischi; la distanza fra entry e target è quello che puoi guadagnare. Il loro rapporto si chiama R:R (rischio/rendimento), e si misura in R: una perdita fino allo stop vale −1R, un'uscita al target che guadagna il doppio di quanto rischiavi vale +2R.
| Dato (esempio illustrativo) | Valore |
|---|---|
| Entry | 100 € |
| Stop | 95 €: rischi 5 € per unità (1R) |
| Target | 110 €: puoi guadagnare 10 € per unità (2R) |
| R:R | 1 a 2 |
Con un R:R di 1 a 2, l'operazione chiude in pareggio se ne vai a segno una volta su tre, prima dei costi: due perdite da −1R e un guadagno da +2R fanno zero. Con un target a soli 105 € (R:R 1 a 1) ti servirebbe vincere metà delle volte solo per non perdere. I numeri sono un esempio per capire il meccanismo, non il risultato di un sistema reale.
Attenzione al contrario: allargare il target solo per far tornare il rapporto è un errore. Se il grafico non lascia spazio fino a 110 €, un R:R bello sulla carta non vale niente.
Molti trader dividono la posizione in più target, per esempio metà al primo livello e metà al secondo. Ha due vantaggi: incassi una parte quando il prezzo arriva, e lasci l'altra libera di correre se il movimento continua. Lo svantaggio è che, se il movimento prosegue senza fermarsi, il guadagno totale è più basso di quello che avresti avuto uscendo tutto più in alto.
Spesso si accompagna lo spostamento dello stop: dopo il primo target lo stop sale al prezzo d'entrata, così il resto dell'operazione non può più trasformarsi in una perdita (salvo salti di prezzo). È il meccanismo del trailing stop.
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Un buon target è deciso prima, appoggiato a un livello del grafico, misurato sulla volatilità e confrontato con lo stop. Nessun target è giusto in assoluto: è una regola che rende l'operazione valutabile, e che tiene fuori l'emozione dal momento in cui conta di più.
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