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Fare trading online conviene? Costi, spread e rischi

Giordano SalvatoriGiordano Salvatori, fondatore di STA · 25/10/2026 · 5 minuti di lettura
Una calcolatrice appoggiata su un foglio con grafici a barre accanto a un portatile: fare trading online conviene solo dopo aver fatto i conti dei costi
In breve. Fare trading online conviene solo se i costi e le perdite possibili sono più piccoli di quello che puoi realisticamente ottenere, e per la maggior parte dei privati non è così. Ogni operazione ha un prezzo: spread, commissioni, finanziamento notturno e slippage. Contali prima di cominciare, perché sono l'unica cosa che il mercato ti presenta con certezza.

Fare trading online conviene?

Dipende da cosa intendi per convenire. Se la domanda è se fare trading online ti faccia guadagnare più di quanto costa, la risposta onesta è che per la maggior parte dei privati no. In Europa i broker di CFD devono dichiarare la quota dei loro conti al dettaglio che perde denaro, e le percentuali pubblicate stanno in genere fra il 70% e il 90%. L'analisi delle autorità nazionali su cui l'ESMA ha basato le sue restrizioni, nel 2018, parlava di una quota fra il 74% e l'89%.

Se invece la domanda è se vale la pena allenarsi, capire come funzionano i mercati e fare qualche operazione con una cifra che puoi permetterti di perdere, la risposta cambia. Dipende da quanto spendi per ogni operazione e da quanto rischi. Il quadro generale, dall'inizio, è nella guida al trading online consapevole.

Quali sono i costi del trading online?

Sono cinque, e non tutte le piattaforme li fanno pagare tutti.

  1. Lo spread. È la distanza fra il prezzo a cui puoi comprare e quello a cui puoi vendere. Appena apri una posizione sei già un po' sotto, e lo recuperi solo se il prezzo si muove abbastanza.
  2. Le commissioni. Una cifra fissa o una percentuale su ogni operazione. Alcuni broker non le applicano e guadagnano sullo spread.
  3. Il finanziamento. Se tieni aperta una posizione con la leva oltre la giornata, di solito paghi un costo per ogni notte. Sui contratti perpetui delle criptovalute si chiama funding.
  4. Lo slippage. La differenza fra il prezzo che vedi quando dai l'ordine e quello a cui vieni eseguito, più grande nei mercati veloci.
  5. I costi di contorno. Prelievi, depositi, inattività o cambio di valuta, quando ci sono.

Una cosa che conviene sapere: «zero commissioni» non vuol dire zero costi. Il prezzo si paga in un altro punto, di solito nello spread. Lo vediamo con numeri nell'articolo su mercati, strumenti, ordini e costi del trading online.

Quanto pesano i costi su un conto piccolo?

Più il conto è piccolo, più i costi pesano in proporzione. Un esempio inventato, solo per capire: su una posizione da 500 euro, uno spread dello 0,2% costa 1 euro all'apertura, e altrettanto circa alla chiusura. Se rischi il 1% del conto, cioè 10 euro su mille, hai già speso una parte non piccola del rischio senza che il mercato abbia fatto niente.

Esempio inventatoPosizione da 500 euroPosizione da 5.000 euro
Spread 0,2% (andata e ritorno 0,4%)2 euro20 euro
Commissione fissa di 1 euro per lato2 euro (0,4%)2 euro (0,04%)
Costo totale sulla posizione4 euro (0,8%)22 euro (0,44%)

Il prezzo deve muoversi dello 0,8% nella direzione giusta solo per pareggiare, nel caso piccolo. Questo è il motivo per cui con poco capitale conviene fare poche operazioni, non tante. Quanto capitale serve per cominciare lo trovi in quanti soldi servono per fare trading online.

La leva rende più o meno conveniente il trading?

La leva non cambia i costi in percentuale sul prezzo, ma li moltiplica in percentuale sul tuo capitale. Con una leva 10, un costo dello 0,4% sulla posizione diventa il 4% del margine che hai messo. E se il prezzo va contro di te, lo stesso 10 amplifica la perdita. È il punto da capire bene prima di usarla, ed è spiegato in leva finanziaria nel trading.

Quanto devi guadagnare per pareggiare i costi?

Un modo semplice per ragionarci è guardare i costi in R, cioè in multipli di quello che rischi su ogni operazione. Se rischi 10 euro e i costi sono 4 euro, ogni operazione parte già da meno 0,4R. Un target che ti porta più 1R in realtà ti lascia più 0,6R, e uno stop da meno 1R in realtà vale meno 1,4R. Numeri inventati, ma il meccanismo è reale: i costi accorciano i guadagni e allungano le perdite. Come si ragiona in R è spiegato in R nel trading.

Si guadagna con il trading online al netto dei costi?

Alcuni sì, ma pochi, e quasi sempre perché perdono poco quando sbagliano, non perché indovinano di più. I numeri onesti, con le percentuali dichiarate dai broker, li trovi in si guadagna davvero con il trading online. In più, sui guadagni si pagano le tasse: ne parliamo in fare trading è legale e come si pagano le tasse.

Come capire se un broker è davvero conveniente?

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Domande frequenti

Fare trading online conviene?Per la maggior parte dei privati no, se la misura è il guadagno al netto dei costi: i broker di CFD dichiarano che fra il 70% e il 90% circa dei conti al dettaglio perde denaro. Ha senso se la intendi come allenamento, con una cifra che puoi permetterti di perdere.
Quanto costa fare trading online?Dipende dalla piattaforma e dallo strumento. Le voci sono lo spread, le commissioni, il finanziamento notturno se usi la leva, lo slippage e a volte prelievi o inattività. Leggi sempre la pagina dei costi del broker.
Si può fare trading online senza commissioni?Sì, alcune piattaforme non le applicano, ma il costo si sposta di solito sullo spread. «Zero commissioni» non vuol dire zero costi: confronta il costo totale di un'operazione.
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Questo articolo ha scopo informativo e non è una consulenza in materia di investimenti. Il trading di cripto-attività comporta un rischio elevato, inclusa la perdita integrale del capitale impiegato. Gli esempi numerici sono illustrativi.

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