Fare trading online significa aprire e chiudere posizioni sui mercati finanziari da un computer o da un telefono, attraverso una piattaforma. L'idea di fondo è semplice: compri quando pensi che un prezzo salirà, vendi quando pensi che scenderà, e il risultato è la differenza fra il prezzo di entrata e quello di uscita, meno i costi.
La parola «online» ha cambiato una cosa sola, ma enorme. Fino a una trentina di anni fa per comprare un'azione telefonavi in banca e aspettavi. Oggi l'ordine parte con un tocco e viene eseguito in un attimo. Questa velocità è comoda, ed è anche il motivo per cui molti perdono soldi: decidere in fretta è facile quanto sbagliare in fretta.
Se vuoi il percorso completo per cominciare, passo per passo, c'è la nostra guida al trading online consapevole. Qui guardiamo dentro la macchina: cosa si compra, con cosa, quanto costa e chi controlla.
I mercati più diffusi sono quattro. Le azioni sono quote di aziende quotate in borsa, dalle grandi società americane a quelle italiane. Gli ETF sono panieri di titoli che si comprano come un'azione sola e seguono un indice intero, per esempio l'S&P 500. Le valute, il cosiddetto forex, si scambiano in coppie come euro contro dollaro. Le criptovalute, come bitcoin ed ether, si scambiano tutti i giorni a qualunque ora, anche di notte e nel fine settimana.
Ogni mercato ha il suo carattere. Le azioni seguono gli orari della borsa e i conti delle aziende. Le criptovalute non chiudono mai e si muovono di più: in un giorno qualunque un movimento del 5% è normale, cosa che su un grande ETF capita di rado. Scegliere il mercato vuol dire scegliere anche quanta agitazione sei disposto a reggere.
Qui sta la differenza che molti scoprono troppo tardi. Quando compri un'azione o una criptovaluta in modo diretto, quella cosa è tua: se il prezzo scende la tieni, e puoi aspettare. Quando invece usi un CFD, un future o un contratto perpetuo, non possiedi niente. Hai un contratto che replica il movimento del prezzo, spesso con la leva.
La leva è il punto delicato. Con una leva di 5 una posizione da 1.000 euro ne richiede 200 di margine, e un movimento del 10% contro di te ti costa 100 euro, metà del margine. Funziona allo stesso modo anche quando va bene, ed è per questo che piace. Ma le perdite arrivano con la stessa velocità, e se il margine finisce la posizione si chiude da sola. La guida sulla leva finanziaria lo spiega con calma.
I contratti con la leva permettono anche di guadagnare quando il prezzo scende, aprendo una posizione short. È uno strumento vero, ma non un regalo: per capire quando ha senso c'è la spiegazione di long e short.
Ogni operazione passa da un ordine. L'ordine a mercato compra subito al prezzo che c'è in quel momento. L'ordine limite aspetta un prezzo che scegli tu, e se il mercato non ci arriva non succede niente. Poi ci sono gli ordini che proteggono: lo stop loss chiude la posizione se il prezzo va contro di te fino a un livello deciso prima, il take profit la chiude quando arriva al guadagno che ti eri dato come obiettivo.
Chi fa trading con un metodo decide questi tre prezzi prima di entrare: dove entra, dove esce se ha sbagliato, dove esce se ha ragione. È la differenza fra un'operazione e una scommessa. Se vuoi approfondire, ci sono le guide sullo stop loss e sul take profit.
«Commissioni zero» è la frase più ripetuta del settore, e quasi mai è tutta la verità. I costi di un'operazione sono di solito tre. La commissione per ogni acquisto e vendita, a volte fissa e a volte in percentuale. Lo spread, cioè la differenza fra il prezzo a cui puoi comprare e quello a cui puoi vendere nello stesso momento: è un costo anche quando nessuno lo chiama così. E il finanziamento delle posizioni con la leva, che si paga ogni giorno o ogni poche ore finché la posizione resta aperta.
Presi uno per uno sembrano piccoli. Su molte operazioni brevi diventano il primo motivo per cui un metodo che sulla carta funziona finisce in perdita. Prima di scegliere una piattaforma, guarda il foglio dei costi intero, non solo la pubblicità. Poi ci sono le tasse sui guadagni, che in Italia dipendono dallo strumento e da come è tenuto il conto: su questo conviene sentire un commercialista.
In Italia i broker che offrono strumenti finanziari devono essere autorizzati e vigilati dalla CONSOB, o da un'autorità di un altro paese europeo che li abilita a lavorare anche qui. Con il regolamento europeo MiCA, oggi anche chi offre servizi sulle criptovalute deve essere autorizzato. Sul sito della CONSOB puoi controllare se una società è autorizzata, e trovi anche l'elenco dei siti oscurati perché abusivi.
C'è un altro dato che i broker di CFD sono obbligati a mostrare: la percentuale di conti al dettaglio che perdono denaro con loro. Di solito sta fra il 60% e il 90%. Non è un dettaglio da saltare. Ti dice com'è fatto il mercato in cui stai entrando, e perché i numeri onesti sono quelli che spieghiamo nell'articolo si guadagna con il trading online?.
Dalla parte che non costa niente. Un conto demo usa i prezzi veri del mercato e denaro simulato: puoi provare ordini, stop, leva e costi senza rischiare un euro, e scoprire come reagisci quando un'operazione va male. È il modo più serio per capire se il trading online fa per te, e come usarlo bene lo spieghiamo nella guida al conto demo.
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