Ogni volta che compri o vendi, qualcuno sta dall'altra parte. Il posto dove gli ordini si incontrano si chiama libro degli ordini: a sinistra le offerte di chi vuole comprare, a destra quelle di chi vuole vendere, ognuna con il suo prezzo. Le piattaforme dividono chi opera in due categorie e le trattano in modo diverso.
Il maker (letteralmente «chi fa il mercato») è chi piazza un ordine che non si esegue subito. Per esempio vuoi comprare a 100 mentre il prezzo è 101, e lasci lì la tua offerta ad aspettare. Hai aggiunto un ordine al libro, cioè liquidità. Il taker («chi prende») è chi accetta un prezzo già presente e si esegue all'istante, togliendo quell'ordine dal libro. La commissione è quasi sempre più bassa per il maker e più alta per il taker, perché la piattaforma vuole libri pieni.
Dipende dal tipo di ordine, ma soprattutto da cosa succede quando lo invii. Un ordine a mercato si esegue subito al miglior prezzo disponibile, quindi è quasi sempre taker. Un ordine limit fissa il prezzo che accetti: se il prezzo è già raggiungibile si esegue subito e diventa taker, se aspetta nel libro e poi viene preso da qualcun altro è maker.
Lo stop merita un cenno a parte. Quando uno stop loss scatta, di solito si trasforma in un ordine a mercato, quindi paga la tariffa taker e può eseguirsi a un prezzo un po' diverso da quello previsto, il cosiddetto slippage. Sono costi veri, e conviene metterli in conto prima, non dopo.
Un esempio illustrativo, con percentuali inventate per far vedere il meccanismo e non quelle di una piattaforma vera. Supponi una commissione maker dello 0,02% e una taker dello 0,05% sul valore dell'operazione, con una posizione da 1.000 USDT.
Sembrano briciole, e su una singola operazione lo sono. Il punto è che si pagano sempre, anche quando l'operazione va male, e si sommano. Chi opera dieci volte al giorno ripete quel conto dieci volte. Con la leva il valore della posizione cresce e la commissione, calcolata sul valore totale e non sul margine, cresce con lui. Per questo conta sapere quanto pesa in rapporto a quello che rischi: la stessa cifra è nulla su uno stop largo e molto sul rischio di un'operazione prudente. Il ragionamento è parente di quello sul position sizing.
Ci sono tre leve, e nessuna è magica. La prima è usare ordini limit quando non hai fretta, accettando che l'ordine possa non eseguirsi. Se non si esegue, hai risparmiato la commissione ma anche perso l'ingresso, e un'occasione mancata ha un costo che nessuna tabella mostra. La seconda è il livello di volume: molte piattaforme riducono le tariffe quando il volume mensile sale, ma inseguire il volume per pagare meno è un classico modo di operare troppo. La terza è scegliere il prodotto giusto, perché spot e futures hanno listini diversi, come spiega l'articolo su spot o futures.
Prima di aprire qualsiasi posizione vale la pena aprire la pagina delle tariffe della piattaforma e leggere i numeri veri, perché cambiano nel tempo e da un livello all'altro.
No. Accanto alle commissioni ci sono lo spread, cioè la distanza fra il prezzo a cui compri e quello a cui vendi, lo slippage di cui sopra e, sui contratti perpetui, il funding rate, che si paga o si incassa a intervalli regolari mentre la posizione resta aperta. Il quadro dei costi nascosti, e se alla fine il gioco conviene, è nell'articolo su quanto conviene davvero fare trading online.
Provare la differenza costa poco. Su un conto demo con prezzi veri puoi aprire la stessa operazione una volta a mercato e una volta con un ordine limit e vedere quante volte quest'ultimo non si esegue. La guida al conto demo spiega come usarlo bene, e il percorso completo, dalle basi ai costi, è nella guida al trading online consapevole.
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